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Tale accordo formulato dagli operatori bancari obbligherà i singoli istituti a detenere una quota di capitale a garanzia dell’investimento elargito. Tale entità è commisurata al tasso di rischio del finanziamento.

 E’ quindi gioco forza che il finanziamento concesso ad imprese medio piccole (di solito quelle considerate più rischiose)  attribuirà un onere maggiore al  costo del finanziamento stesso.

Tralasciando la metodologia con la quale le aziende di credito effettueranno le loro valutazioni possiamo subito affermare che un finanziamento che in termini di rischio è valutato 10 rispetto ad uno il cui valore è valutato per 5 obbligherà la banca a detenere quote capitale in eccesso nel secondo caso, per una quota pari a 5.

Gli istituti di credito attribuiranno l’onere del maggior costo del finanziamento  all’impresa che ne ha fatto richiesta. Lo stesso sarà quindi gravato da un onere maggiore, quale premio da pagare per la maggior rischiosità. Del resto l’istituto di credito immobilizza delle somme ulteriori per ottemperare all’accordo stipulato.

Le banche, come valutano il rischio?

I criteri per la valutazione del rischio è determinata in relazione a taluni parametri calcolati su dati di bilancio. 

Le Imprese il cui Patrimonio Netto e la redditività è considerata limitata saranno penalizzate, con l’attribuzione di un RATING di modesto valore.

Ciò comporterà l’attribuzione di un finanziamento limitato,    ad un prezzo (Il saggio di interesse) elevato.

In questo tipo di valutazione non rileva minimamente la serietà dell’imprenditore, che intrattiene tra l’altro rapporti di consolidata fiducia e stima reciproca  con il proprio istituto bancario di riferimento.

Quali sono i veri rischi bancari?

A Ben vedere tale approccio è finalizzato a minimizzare i contraccolpi legati alle crisi finanziarie delle imprese.

E’ tuttavia da rilevare che  il fabbisogno di finanziamento è in grande parte richiesto e devoluto ai grandi gruppi, il cui eventuale stato di insolvenza potrebbe minare le fondamenta del sistema bancario.

Ai i singoli istituti di credito poco interessa lo stato di insolvenza di un piccolo imprenditore. 

I problemi aperti da Basilea 2:

Presumibilmente in futuro assisteremo all’attribuzione di finanziamenti il cui costo sarà fortemente variabile e condizionato dai parametri in uso in seguito all’accordo di cui sopra.

Le imprese che già da oggi vorranno iniziare a fare i conti con il nuovo criterio di valutazione dovranno sapere che le banche chiederanno:

Di capitalizzare la società, ovvero immettere denaro fresco

In mancanza, il rilascio di garanzie solide per valori di gran lunga superiori al prestito.

 Come difendersi:

 Contattate il vostro consulente Aziendale e valutate attentamente con lui il bilancio.

 In particolare annotate:

 Il valore delle poste di Patrimonio netto ( CAPITALE SOCIALE + RISERVE + VERSAMENTI   EFFETTUATI DAI SOCI)

La Redditività, ossia l’utile ante imposte